Stuck at the border

Nel 2015 oltre 1.1 milioni di migranti sono entrati in Europa, di questi 853,650 (dati IOM) sono passati dalla Grecia, che solo nei primi mesi del 2016 ha registrato 154mila ulteriori arrivi.

Confini labili e per lungo tempo dimenticati, sono presto diventati, sull’onda della speculazione politica e di una strumentale quanto storicamente infondata identità , i nuovi feticci della difesa dell’ Europa.

Il piccolo paese di Idomeni, tra le campagne condivise da Grecia e Fyrom, e il vicino campo profughi arrivato ad “ospitare” 16mila persone, hanno assunto in tutto ciò un forte valore simbolico. Luoghi di speranza prima, quella di avercela in fondo fatta, di aver superato la parte più difficile del viaggio, speranza che rendeva l’inumanità delle condizioni di vita nel campo persino sopportabili; della disillusione poi, quando a partire dal 21 Febbraio 2016 le autorità macedoni – di concerto con quelle di altri stati europei – hanno iniziato a chiudere progressivamente i confini, dapprima filtrando e respingendo i flussi umani su base etnica, successivamente impedendo indiscriminatamente a tutti il passaggio.

La chiusura delle frontiere europee , avvenuta ufficialmente il 20 marzo 2016 (data di entrata in vigore dell’accordo tra U.E. e Turchia), ha infine trasformato ogni nuovo rifugiato in un clandestino, e il diritto all’asilo da principio cardine a retaggio obsoleto.

Stucked at the border è il risultato personale del lavoro condiviso svolto con il collettivo fotografico Open Borders nel corso del 2016.